Venerdì 25 settembre, a Torino, un incontro con i partner palestinesi del progetto IBTKAR di COSPE
Torino – Venerdì 25 settembre alle ore 18, il mondo della cooperazione e della società civile piemontese incontrerà i partner palestinesi del progetto “IBTKAR for Social Change”, finanziato dalla Cooperazione Italiana (di cui COSPE è partner e OXFAM capofila): Jamil Daraghmeh, Islah Jad e Lama Amr, durante il talk “L’economia che resiste. Donne, comunità e innovazione sociale in Palestina”. All’incontro, organizzato dal COP – Consorzio delle ONG Piemontesi e COSPE, parteciperanno inoltre ARCI Torino e Torino per Gaza. L’appuntamento sarà facilitato da Renken ETS e si svolgerà presso Jigeenyi, la sua sede nel quartiere di Porta Palazzo, in via Borgo Dora 3/O, Torino.
Violazioni del diritto internazionale e collasso economico sistemico
Nel contesto della prolungata occupazione del Territorio palestinese e dell’assedio della Striscia di Gaza, negli ultimi tre anni la popolazione palestinese di Gaza è stata colpita da gravissime violazioni del diritto internazionale umanitario e da crimini internazionali. Nel settembre 2025, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e Israele, ha concluso che le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso atti di genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza.
La Corte internazionale di giustizia, davanti alla quale è tuttora pendente il procedimento relativo all’applicazione della Convenzione sul genocidio, aveva già disposto nel 2024 misure provvisorie vincolanti a tutela della popolazione palestinese di Gaza. Decine di migliaia di persone sono state uccise e oltre centomila sono rimaste ferite. Bambine e bambini non sono stati risparmiati: secondo i dati del Ministero della Salute palestinese riportati dalle Nazioni Unite, oltre 21.000 minori sono stati uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023. Migliaia di bambine e bambini hanno inoltre subito ferite gravi, mutilazioni e conseguenze potenzialmente permanenti sulla propria salute. La popolazione civile è stata privata di cibo e di altri beni indispensabili alla sopravvivenza.
Nel novembre 2024, nell’emettere i mandati d’arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora ministro della Difesa Yoav Gallant, la Corte penale internazionale ha ritenuto sussistenti ragionevoli motivi per considerarli responsabili, tra gli altri reati contestati, del crimine di guerra consistente nell’utilizzo della fame della popolazione civile come metodo di guerra. La distruzione delle abitazioni e delle infrastrutture civili, comprese scuole, ospedali e sistemi idrici ed energetici, ha raggiunto dimensioni enormi. Le rilevazioni satellitari delle Nazioni Unite indicavano, nel giugno 2026, che oltre l’80% delle strutture della Striscia aveva subito danni. La grande maggioranza della popolazione è stata inoltre costretta, spesso ripetutamente, allo sfollamento.
In questo scenario, l’economia della Striscia di Gaza è segnata da un collasso strutturale e da una crisi umanitaria senza precedenti. Rispetto ai livelli precedenti al conflitto, l’attività produttiva si è drasticamente ridotta, mentre la distruzione delle infrastrutture, la perdita delle capacità produttive e il forte aumento dei prezzi dei beni essenziali hanno compromesso le possibilità di sostentamento della popolazione. Anche in Cisgiordania, le restrizioni alla circolazione e all’accesso, la perdita di opportunità lavorative e produttive, la crescente insicurezza e le limitazioni nell’accesso alla terra e ai mercati stanno determinando un grave deterioramento delle condizioni economiche. L’intera economia palestinese opera ormai in un contesto profondamente segnato dal conflitto, dall’occupazione e dalle restrizioni alla mobilità e agli scambi, oltre che dalle decisioni politiche e dai flussi di finanziamento internazionali.
L’Economia Sociale e Solidale come forma di resistenza comunitaria
Nonostante una crisi economica e umanitaria divenuta strutturale, le comunità e le organizzazioni della società civile palestinese continuano a costruire e sostenere forme di economia di resistenza. Cooperative, piccoli produttori e produttrici, reti territoriali e iniziative di Economia sociale e solidale operano in territori segnati dall’occupazione, dalla frammentazione e dalle crescenti difficoltà di accesso alla terra, all’acqua e ai mercati. Queste realtà contribuiscono a preservare capacità produttive essenziali per la vita delle comunità, relazioni economiche e sociali e margini di autonomia. Quali forme di cooperazione e solidarietà è oggi particolarmente importante sostenere? Quale contributo possono offrire le organizzazioni della società civile e il mondo della cooperazione? Qual è il ruolo delle donne in questi processi di resistenza?
Attraverso questo talk, e attingendo alla preziosa esperienza diretta sul campo degli ospiti presenti, cercheremo di dare risposte concrete a interrogativi oggi ineludibili: Quali forme di cooperazione e solidarietà è oggi particolarmente importante sostenere? Quale contributo possono offrire le organizzazioni della società civile e il mondo della cooperazione? Qual è il ruolo delle donne in questi processi di resistenza?
Gli ospiti e le ospiti
Jamil Daraghmeh – Coordinatore progetti COSPE in Palestina
Jamil Daraghmeh coordina attività e progetti di COSPE in Palestina. Il suo lavoro è legato al rafforzamento dei sistemi economici locali e delle competenze degli attori del territorio, con particolare attenzione alle comunità rurali, al settore agricolo, alle cooperative e alle esperienze di Economia sociale e solidale. Nell’ambito di questi interventi contribuisce alla promozione di modelli economici inclusivi e sostenibili e al sostegno di piccoli produttori e produttrici, favorendo l’accesso alle opportunità economiche e la valorizzazione delle risorse, delle competenze e delle conoscenze locali.
Islah Jad – Professoressa associata alla Birzeit University e componente dello Steering Committee del Bisan Center for Research and Development
Islah Jad è professoressa associata di Scienze politiche presso la Birzeit University, dove è docente nel Dipartimento di Filosofia e Studi culturali ed è parte dell’Institute of Women’s Studies. È inoltre componente dello Steering Committee del Bisan Center for Research and Development. Studiosa di genere, politica e trasformazioni sociali, vanta una lunga esperienza di ricerca sul ruolo delle donne nella società palestinese, sulla partecipazione politica, sui movimenti femminili e femministi e sui processi di sviluppo. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Gender and Development presso la School of Oriental and African Studies – SOAS dell’Università di Londra ed è stata coautrice dell’Arab Human Development Report delle Nazioni Unite dedicato all’empowerment femminile. La sua attività di ricerca analizza le relazioni tra genere, potere, partecipazione politica e sviluppo, con particolare attenzione alle condizioni economiche, sociali e politiche che incidono sull’autonomia delle donne e sulla loro partecipazione ai processi decisionali e di trasformazione della società palestinese.
Lama Amr – Direttrice esecutiva e cofondatrice di BuildPalestine
Lama Amr è direttrice esecutiva e cofondatrice di BuildPalestine, organizzazione impegnata nel sostegno all’imprenditoria sociale e alle iniziative di innovazione sociale in Palestina. Nel suo ruolo coordina programmi rivolti a imprenditori e imprenditrici sociali, contribuendo alla creazione di opportunità di finanziamento, formazione e networking. Ha accompagnato oltre 80 progetti nella raccolta di più di un milione di dollari attraverso campagne di crowdfunding. È inoltre cofondatrice della sede palestinese del Founder Institute, attraverso la quale 27 startup tecnologiche hanno completato cinque percorsi di accelerazione.
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